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LIBRERIE FELTRINELLI (versione bianco/nero) € 14,02
IL MIO LIBRO
Versione bianco/nero € 12.50
Versione con disegni a colori € 19,85
PRESENTAZIONE
Nel Medioevo il periodo compreso tra il Natale e il 6 gennaio era il periodo delle dodici notti, un breve, ma intenso lasso di tempo intriso di presagi e di speranza. È in questo periodo che hanno luogo gli accadimenti fondamentali che cambieranno per sempre il destino di tre dimensioni nell'incontaminato scenario dell'altopiano dello Sciliar dei primi anni '70. Katja Sanz è 'la bambina delle stelle', una piccola nata in una famiglia, cui si sente 'approdata' come un viaggiatore proveniente da un luogo remoto e da un più lontano ed oscuro passato...La narrazione sempre sospesa tra fantasia e realtà oggettiva fa dialogare tra loro verità storiche e creature fantastiche, magia e religione, folklore e paganesimo, amore ed amicizia, umorismo e costante tensione in una corposa 'pozione' che fonde e mescola insieme elementi dei più disparati, in una sintesi di semplicità ed artificio che sa incantare bambini di ogni età, ma anche gli adulti, che narrando ai propri piccoli, possono cogliere più profonde ed interessanti chiavi di lettura. Primo di una serie, vuole essere il libro che fa delle vacanze di Natale quel momento speciale dove tutto può accadere e che ogni anno puntualmente si rinnova, carico della stessa magica aspettativa.
Katja Sanz e il Malleus Maleficarum
Illustrazioni di Giada e Sophie
Alle mie bambine, Giada e Sophie, fonti inesauribili d’ispirazione e d’Amore, che hanno ascoltato ogni giorno questa storia prendere forma sulla tavolozza della fantasia e nelle loro fervide menti, decidendo di illustrarla con i loro mirabili disegni.
Capitolo 1
La bambina delle stelle
Il Signor e la Signora Sanz erano di quelle persone così innamorate del loro lavoro che spesso non si rendevano conto nemmeno delle cose strane e particolari che avvenivano intorno a loro. Nei primi anni ’70 il signor Sanz su insistenza della moglie, di chiare origini austriache, per via di quella nonna Mittelberger, si era fatto convincere ad accettare l’avviamento di un complesso alberghiero sull’ Alpe di Siusi, un altopiano incantato, incastonato come una pietra preziosa tra le alte vette dolomitiche. Il turismo era solo agli esordi e le tradizioni contadine ancora molto radicate negli abitanti del luogo.
Il Signor Sanz, un uomo verso la quarantina, piuttosto avvenente, nato e cresciuto tra le Cinque Terre, con un padre di origini siciliane, un bisnonno addirittura spagnolo e una madre toscana, dai piedi consumati dalle rocce del mare, dalla carnagione perennemente scura, con dei grandi ammaglianti e penetranti occhi giallo felino saltellava come un gatto con i mocassini neri ben lustrati e scintillanti con la suola liscia come l’olio, mantenendosi miracolosamente in equilibrio tra lastre di ghiaccio e cumuli di neve, coordinando facchini, camerieri, cuochi, segretari e donne ai piani perché tutti trovassero una loro collocazione e si predisponessero al meglio alla prossima apertura. La sua Signora invece ammantata in un’ampia cappa marrone con un caldo cappuccio di pelo e stivali con stringhe e suola appropriata si affaccendava con piglio sicuro nello spalare la neve che ostruiva la soglia d’ingresso dell’albergo. Era una donna bionda, coetanea del marito, con i capelli lunghi ma portati quasi sempre raccolti in un alto chignon che la faceva sembrare ancora più alta e slanciata, era dotata di un’eleganza innata, con due occhi azzurri severi, dalla carnagione diafana, quasi superba nei modi, ma concreta di quella concretezza delle genti di qui che badano poco alle chiacchiere e molto ai fatti. Erano una coppia singolare, di quelle in cui gli estremi si completano e si arricchiscono. Anche quella mattina il Signor Luis della malga più in basso era arrivato portando il latte delle mucche che allevava amorevolmente pascolandole con i cavalli allo stato brado, con il suo inseparabile cappello e il suo grembiule blu che faceva capolino sotto il loden di color verde muschio. Quando la signora Sanz andava lei stessa a prendere il formaggio e lo speck alla baita del signor Luis, nel varcare la soglia dell’uscio era avvolta da un intenso profumo di erbe amare e bacche di ginepro, cui peraltro non aveva dato mai importanza sempre presa dalla fretta, intenta a guardare quell’orologio da taschino che le aveva regalato il suocero Umberto, uomo elegante e raffinato, fantastico ballerino di tango, che a sua volta lo aveva ricevuto dall’amatissima e generosissima moglie Edda e che per tale motivo aveva una valenza affettiva infinita, ma che sapeva, con il benestare della sua stessa consorte, assolutamente ben riposto nelle mani dell’amata nuora, che tanto amorevolmente sapeva custodire i ricordi. La signora Sanz lo usava portare sempre nella tasca dei pantaloni attillati che indossava come sosteneva lei, per pura praticità, e soleva interrogarlo continuamente perché la ristrettezza di tempo governava la sua giornata. La moglie del signor Luis, avvolta nella sua gonna scura pieghettata in lana tradizionale fino alle caviglie e con la candida camicia bianca schiacciata nel corpetto decorato, nel farla entrare con un gesto di benvenuto smise di spazzare l’entrata della baita e ripose la scopa di saggina rivolta all’insù insieme alle forche, lacci e pettini che guardavano tutti verso il cielo come per uno strano rituale al quale naturalmente la sua ospite non fece caso. “Prego si accomodi Signora Sanz, è un piacere ospitarla nella mia umile casa”. “ Il piacere è il mio signora Margareth. Sono venuta a chiedere a suo marito di raddoppiare la merce in consegna nei prossimi giorni perché, vista l’imminente apertura, non vorremo trovarci in difficoltà proprio con i tanto apprezzati prodotti locali.” “Certamente Signora Sanz farò presente, ma prenda una tazza di latte caldo o una tisana alle bacche di bosco, la preparo anche per me”. “No grazie signora Margareth, come l’avessi presa, sono sempre così di fretta, mi scusi, devo fuggire” e guardandola riporre insolitamente un ramo di ciliegio in un vaso d’acqua vicino alla grande stufa di maiolica non ne chiese il perché, ma piuttosto fu attratta da un sacchettino in lana rossa fatto a mano che portava al collo e lo indicò dicendo: “Che bello, anche mia madre lavora a maglia ed ad uncinetto, che cosa è… un portagioie?”. La signora Margareth sorpresa prese in mano il sacchetto e disse: “Ah questo, è lavorato a uncinetto ed è pieno di semi di cumino, un portafortuna, sa… da queste parti…, ma è sicura di non volere nemmeno una tisana rilassante di artemisia, per Lei sempre così indaffarata, sarebbe certamente di giovamento?”. La signora Sanz rifiutò ancora una volta garbatamente e si diresse alla porta accompagnata da una zaffata di benzoino, un olio essenziale ricavato da una resina che sembrava intrecciarsi improvvisamente con una scia di profumo di chiodi di garofano e con quell’iniziale odore di bacche di ginepro che l’aveva accolta all’entrata, ma lei più di tanto non fece caso a tutti questi odori che sembravano mischiarsi ad alquanto originali rituali, e salutando cordialmente, si avviò a passo spedito verso l’albergo. Del resto, non si era nemmeno mai domandata il perché di quei bagliori nella notte sullo Sciliar e di quei falò sempre accesi in prossimità della baita del Signor Luis e delle altre malghe vicine. L’albergo si ergeva come un poderoso maniero bianco su di una collina e dominava da lì tutto l’altopiano fino al Sassolungo e al Sassopiatto mentre alle spalle si appoggiava severa, la maestosa Bullaccia e all’estremo est l’orizzonte si perdeva sul profilo incantato dello Sciliar. L’albergo era stato costruito su di un terreno appartenuto a un lontano cugino del Signor Luis, un certo Hansel Zauberer, un uomo inquietante, dal passato controverso e avvolto di mistero, che non si era più visto da quelle parti da parecchi anni e che la gente del luogo diceva si fosse ritirato da qualche parte sulla Bullaccia, mentre erano nate su di lui innumerevoli leggende. Zauberer era ricordato nei racconti popolari come un uomo alto , magro dalla lunga barba bianca , sempre vestito di nero con un cappello piumato in testa e un lungo bastone in legno con l’impugnatura intarsiata a testa di lupo con le fauci digrignate, l’uomo nero che tanto spaventava i bambini. Si diceva che una volta saputo dell’uso improprio che era stato fatto del suo terreno dai suoi nipoti avesse tuonato dal suo ritiro solitario sulla cima della Bullaccia, rivolgendosi alla sua civetta, una compagna nell’esilio: “ Come hanno osato profanare quel luogo! La sventura non tarderà ad abbattersi su di loro! e tu sai a cosa mi riferisco cara Martha”. Martha guardava tramontare il sole appollaiata su di un enorme blocco di roccia dolomitica a forma di panca che si affacciava sull’altopiano e di lì a poco prese le fattezze di una giovane donna pallida vestita di nero con un grembiule blu e un fazzoletto rosso al collo e tutta timorosa con un fil di voce disse:” hai visto gli stranieri che sono arrivati, che buffi secondo te hanno capito qualcosa?” . “Chi quei due che si stanno battendo strenuamente verso la diffidenza di tutti ? Lodevoli nell’impegno, ma troppo presi dai loro obiettivi per fermarsi a osservare, non dureranno vedrai, loro non sono un problema!” “ E di Lei? Cosa mi dici di Lei? “ “Chi la Signora Sanz? E’ una bella donna, un po’ freddina, ma in questi luoghi non guasta, intraprendente, ma non ficcanaso, parla molte lingue, ma non ha la lingua lunga, sì forse un po’ tagliente, ma è così presa a far quadrare i conti che non ha tempo, non ha modo per………” e Martha lo interruppe improvvisamente: “Non sto parlando della Signora Sanz, ma di Lei, di sua figlia, della piccola Katja, di quella strana bambina dalle lunghe trecce castane e dai penetranti e profondi occhi verdi smeraldo così taciturna ed irreale che vaga così esile con il suo inseparabile cane Sanbernardo, l’unico cui rivolge costantemente la parola, raccogliendo strane erbe parlando con i topolini delle baite, i cavalli e le mucche e sai quale è la cosa strana ?... che tutti sembrano capirla ed ascoltarla.” Hansel Zauberer si voltò di scatto e scoppiò in una fragorosa risata dicendo: “Ma che dici stupida strega! Ah, ah, ah quella piccola, inoffensiva marmocchia dovrebbe turbare i sonni del grande stregone Hansel Zauberer!”. Ed in un balzo, battendo il suo bastone fragorosamente al suolo, saltò sullo Sciliar da dove rabbioso e voglioso di dimostrare la sua potenza scagliò un grosso masso scatenando tuoni e fulmini tipici di un temporale estivo nonostante fossimo agli inizi dell’inverno e l’intera Alpe riposasse sotto una bianca coltre di neve.
Non poteva sapere, ma nemmeno lontanamente immaginare che c’era qualcuno lontano che dall’alto osservava con amore crescere quella creatura incantata che avrebbe modificato per sempre il corso degli eventi, la bambina delle stelle: Katja Sanz.
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